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| foto di evanblaser su Flickr |
DUE CAPOLAVORI DEL BOTTICELLI. ANZI TRE!
“Ed eccoci al Botticelli! Nell’ex teatro mediceo a capriate: la Venere e la Primavera! #uffizi #firenze” è il mio tweet all’ingresso della sala dove probabilmente sono esposti i quadri più famosi degli Uffizi. Alzi la mano chi non ha mai visto un’immagine, una fotografia, un filmato o una riproduzione della Venere di Sandro Botticelli!
Banalmente potrei dire che ammirarla da vicino non è lontanamente comparabile a vederla su un libro o su internet… a Firenze diciamo che “ci corre come tra mangiare e stare a guardare”.
Una mia convinzione viene subito sgretolata: il dipinto non rappresenta la “Nascita di Venere”! La mitologia vuole che la dea
della bellezza nasca dalla spuma del mare all’interno di una conchiglia e che successivamente approdi a Cipro ed il Botticelli la raffigura poco prima che metta piede sull’isola. Zefiro, il dio del vento, e la ninfa sua compagna Cloris sospingono Venere verso la spiaggia tra le braccia di Ora, lo spirito delle quattro stagioni.
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| foto di zipckr su Flickr |
Per il viso invece la modella in carne ed ossa c’era eccome! Si tratta di Simonetta Bertucci, la donna più bella di Firenze di quegli anni. O almeno considerata tale. Anche se non c’è motivo di dubitarne in quanto le cronache parlano di uno stuolo di uomini caduti ai suoi piedi, artisti che la raffiguravano nelle loro opere, ed anche un tale Lorenzo dei Medici che aveva perso la testa per lei…
Un particolare curioso: se osservate attentamente la tela noterete una linea orizzontale scura. Non è un artefatto bensì la cucitura. Il pittore si occupava di tutto ciò che riguardava il quadro, dalla cornice all’intelaiatura. Botticelli cucì insieme due tele diverse e poi vi dipinse sopra.
questo tema è meglio soprassedere come ho fatto nel post precedente…)
si trova l’altro capolavoro del Botticelli: la Primavera.
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| foto di Predicador Malvado su Flickr |
Nel dipinto torna a essere raffigurata Venere, vestita con i colori rosso e bianco della Repubblica fiorentina ed è nuovamente presente Cloris, avvolta come fosse un cordone ombelicale da un tralcio di fiori che fuoriesce dalla bocca di Flora, sua figlia,
Non c’è dubbio che siamo nel parco della Villa di Castello: studi botanici hanno confermato che sono state dipinte centinaia di specie diverse di piante realmente esistenti nella tenuta medicea. D’altra parte la primavera è la stagione più bella dell’anno e il giardino doveva essere veramente uno splendore (tuttora la Limonaia ospita una collezione di agrumi considerata una delle più belle d’Italia).
A completare il quadro, le tre Grazie, simbolo della Grecia antica, che danzano con leggiadria a piedi nudi e Mercurio, qui nella veste di portatore del sole e della primavera e non come messaggero degli dei. Nelle sue mani, il cadduceo, uno strumento che ogni volta che toccava il cielo faceva volgere il tempo al bello!
Non sarebbe male averlo ai giorni nostri…
Il ragazzo raffigurato nei panni di Mercurio è Giuliano dei Medici, ucciso in Duomo nella Congiura dei Pazzi qualche anno prima. L’opera diventa quindi anche un omaggio in memoria del giovane erede scomparso tragicamente.
Qualche passo distante, la terza opera del Botticelli, la meno nota. L’Adorazione dei Magi è un ritratto d’epoca collettivo della famiglia dei Medici e degli artisti che frequentavano la loro corte. C’è Cosimo il Vecchio, padre di Piero detto (ingiustamente) “il gottoso” nonchè nonno di Lorenzo. C’è Giuliano, qui ritratto in vita. Poi ci sono Lorenzo e lo stesso autoritratto del Botticelli che osserva da fuori le menti sublimi dei più grandi artisti, pittori e scultori dell’epoca.
LEONARDO, LA MANO DEL GENIO
Nella Sala del Leonardo ci soffermiamo a osservare l’Annunciazione. Un dipinto molto più significativo di altre sue opere che sono, a torto o ragione, più famose. Cosa colpisce di più ad un primo rapido sguardo? La prospettiva aerea. Il senso di profondità che riesce a trasmettere Leonardo semplicemente con la rarefazione dell’aria. Il genio di Vinci è il primo pittore della storia a dedicarsi al lavoro della prospettiva e qui raggiunge dei risultati altissimi.
Sebbene… anche i geni a volte commettano degli errori! Se si osserva bene la Madonna si notano non due ma tre gambe! Un errore prospettico corretto trasformandone una nel bracciolo di una poltrona. Errore sì, ma “ingannato” magistralmente!
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| foto di carulmare su Flickr |
suo maestro, con l’intervento del giovane Leonardo che dipinse la testa
dell’angelo di sinistra. Nonostante il Verrocchio fosse un ottimo
pittore, la mano di Leonardo è come un lampo che illumina un cielo di
nuvole grigie…
UNA PERLA DI MADREPERLA
Prima dell’ultima tappa di questa breve ma intensa visita, diamo un’occhiata all’interno della Tribuna, una saletta a base ottagonale che rappresenta la parte più antica della Galleria. Bernardo Buontalenti, talento poliedrico (famoso anche per aver inventato il gelato) costruì per volere di Francesco de’ Medici questo spazio in cui vennero collocate le opere più preziose delle loro collezioni. Ma essa stessa è un gioiello! Velluto rosso alle pareti, pavimento di marmo ad intarsio e un soffitto decorato da madreperla!
Non mi ricordavo di questa sala, all’interno della quale purtroppo non si può entrare. Per un attimo penso che la mia memoria inizia a perdere colpi, poi Francesca mi rassicura dicendo che la Tribuna è stata riaperta solo lo scorso anno dopo un certosino lavoro di restauro in cui sono stati ritessuti i velluti e rilucidate tutte le piastrelle di madreperla. Il risultato è favoloso.
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| vista dagli Uffizi |
UN ARTISTA A… TUTTO TONDO!
Dopo aver ammirato il Ponte Vecchio ed il Corridoio Vasariano dalle finestre degli Uffizi, andiamo a goderci l’ultima meraviglia, il Tondo Doni di Michelangelo. Un’opera avveniristica che segna il passaggio al primo Manierismo italiano. Ed anche l’unica opera di Michelangelo su supporto mobile.
Su indicazione della guida non fatichiamo a cogliere gli elementi principali: il sistema piramidale, tipico michelangiolesco, della Sacra Famiglia, con Gesù al vertice e sotto i quattro evangelisti. La grande forza che sprigiona il dipinto attraverso la violenza dei colori. L’idea della torsione sottolineata dai movimenti delle 5 figure. Un dipinto realizzato in un certo senso come fosse una scultura… Il nome “Tondo Doni” è semplicemente dovuto alla famiglia che lo commissionò, i Doni, in occasione delle nozze di Maddalena Strozzi.
Un’ora e mezza – un tempo che di solito in un museo mi sembra infinito – è scivolata via. Siamo pronti per entrare nel Corridoio Vasariano. Confesso che sono un po’ emozionato… per me è la prima volta! Ne ho sentito tanto parlare, so cosa mi aspetta al di là di quel portone che si apre di fronte a noi. Ci sono le scale, scendiamo. Sta per cominciare un altro viaggio…
La visita guidata è stata organizzata da Francesca Meoni, guida autorizzata per la provincia di Firenze. Per informazioni e prenotazioni chiamate il numero 392.7619600 oppure inviate una mail a francescameoni@hotmail.com.





