
Pays des Écrins significa letteralmente “il paese (o meglio, il territorio) degli scrigni (Écrins)”, una metafora che rappresenta questa regione come custode di gioielli quali le valli montane, i paesaggi, i ghiacciai.
Siamo nelle Hautes-Alpes, le Alpi francesi del Delfinato – dal nome dell’antica provincia d’oltralpe di Dauphiné – a 30-35 km dal valico del Monginevro. A un passo dal confine eppure non così conosciuto come meriterebbe. Il turismo di massa è un’espressione che qui fortunatamente è ancora sconosciuta.
8 comuni fanno parte di questa area montana raccolta intorno alla Barre des Écrins che con i suoi 4.102 metri è la cima più alta del Parco nazionale degli Écrins, oltre che il quattromila più meridionale e più occidentale di tutto l’arco alpino (e l’unico a trovarsi interamente in territorio francese).
Attorno a questa cima si apre un territorio che permette di alternare tante e diverse attività nel giro di pochi chilometri.
Cosa troverete in questo articolo
Come arrivare al Pays des Écrins
Uno dei grandi vantaggi del Pays des Écrins è la sua vicinanza al confine italiano: dal Colle del Monginevro in circa 32 km si raggiunge Vallouise, una delle principali porte d’accesso al Parco nazionale degli Écrins.
In auto
Il mezzo più comodo e il modo più semplice è andarci in auto, soprattutto se si desidera muoversi in libertà tra vallate, villaggi e sentieri. Dall’Italia, il percorso più diretto passa generalmente da Torino e dal Colle del Monginevro, per poi scendere a Briançon e raggiungere il territorio del Pays des Écrins. In alternativa, è possibile arrivare anche attraverso il traforo del Fréjus, proseguendo poi lungo la viabilità francese in direzione Briançon.
Da sud, l’accesso avviene tramite l’autostrada A51 fino a La Saulce e quindi lungo la N94 in direzione Briançon. Chi proviene da Grenoble, invece, raggiunge il territorio percorrendo la D1091 attraverso il Col du Lautaret. Il Pays des Écrins è quindi facilmente accessibile da più versanti, pur conservando tutto il fascino di una destinazione autenticamente alpina.
In treno
Anche il treno rappresenta un’ottima alternativa. La stazione ferroviaria di Argentière-les-Écrins, nel comune di L’Argentière-la-Bessée, è il punto di arrivo migliore per visitare Vallouise-Pelvoux, Freissinières e gran parte del territorio. Un’altra opzione è la stazione di Briançon, mentre chi arriva a Gap dovrà proseguire in auto, taxi o con i collegamenti locali. Una soluzione ideale per chi preferisce un viaggio senza l’auto.
La mappa di Pays des Écrins
Qui trovate i luoghi che abbiamo visitato nel nostro viaggio al Pays des Écrins:
Dormillouse e il Parc national des Écrins
C’è un luogo che più di ogni altro incarna il cuore di questo territorio, ed è il Parco nazionale degli Écrins. Sarebbe un peccato arrivare fin qui e limitarsi a guardarlo da lontano, perché è proprio entrando nel parco che si comprende il carattere di questo angolo delle Alpi francesi, fatto di vallate silenziose, boschi, torrenti e ampi panorami.
Il Parco Nazionale degli Écrins
Il Parco nazionale degli Écrins è il paradiso degli escursionisti di ogni livello e giusto per fornire qualche numero esemplificativo, al suo interno accoglie oltre 150 vette sopra i 3.000 metri e una quarantina di ghiacciai tra i quali il Glacier Blanc, il più esteso (sei chilometri di ghiaccio, una delle mete classiche invernali per chi fa alpinismo nella zona!).

A tenere insieme un territorio così vasto ci sono quasi 750 km di sentieri segnalati, la maggior parte dei quali porta a rifugi d’alta quota o a colli tra le cime, non a paesi abitati, con qualche eccezione.. Per quale motivo è presto detto: nel parco i villaggi con una popolazione stabile si contano sulle dita di una mano!
Dormillouse, nella valle di Freissinières, è l’unico tra questi a non avere nemmeno una strada che lo raggiunga.
Dormillouse, il villaggio che si raggiunge solo a piedi
Ed eccoci all’escursione che dovreste segnarvi. La partenza è dal parcheggio delle Cascate, al termine della D238, in fondo alla valle di Freissinières, a circa 1.430 metri di quota. Il parcheggio è ampio ma senza posti riservati e senza servizi igienici, un dettaglio da tenere presente perché una volta imboccato il sentiero non ci sono più punti di appoggio fino al villaggio.
Da lì si prende il sentiero segnalato in giallo che supera subito un ponte sul torrente delle Oules e sale a tornanti costeggiando la grande cascata della Biaysse, la stessa che dà il nome al torrente e che accompagna con il suo rumore quasi tutta la prima parte della salita. Il tratto centrale attraversa una breve zona di detriti, poi il sentiero si addolcisce tra i prati fino a un ponticello che introduce al villaggio.

Il dislivello è di circa 330-350 metri, per un’ora e mezzo abbondante di cammino a passo non sostenuto; non si tratta di un percorso difficile ma non va preso sotto gamba: è in costante ascesa e in molti tratti il fondo è sconnesso. Vi consiglio scarpe da trekking, un cappellino e una bottiglia d’acqua. E ovviamente una fotocamera o un cellulare per catturare gli scorci e le tantissime farfalle! Mai viste così tante all’aperto!

Dormillouse si trova a circa 1.730 metri ed è formata da tre nuclei distinti, ciascuno costruito attorno a un edificio di uso comune: il mulino, nella parte bassa del paese verso gli Enflous; il tempio, la scuola e la fontana nella parte centrale, agli Escleyers; il forno comunitario nella parte alta, ai Romans.

La sua architettura che racconta la storia della valle: la Freissinières è stata per secoli terra di rifugio delle comunità valdesi, ed è per questo che a Dormillouse, insieme alla piccola chiesa, si trova ancora un tempio protestante invece della classica cappella cattolica che si incontra in molti altri villaggi delle Hautes-Alpes.
Le case sono in pietra e legno, basse, addossate le une alle altre per resistere al vento e alla neve. D’estate qualcuna riapre le imposte, ma il villaggio resta comunque un luogo minuscolo, senza automobili, senza rete telefonica e senza elettricità di rete: l’unica fonte di energia è quella prodotta in loco da una turbina idraulica alimentata dal torrente e da pannelli solari.

Il pranzo al Gîte de l’École
Come tappa intermedia della giornata abbiamo pranzato al Gîte de l’École, che, come suggerisce il nome, un tempo era una scuola comunale del villaggio e costituisce uno degli edifici con più storia di tutta Dormillouse.
La storia del Gîte
Quando il pastore protestante svizzero Félix Neff arrivò nel villaggio nell’ottobre del 1823, trovò una comunità valdese isolata e provata dalla povertà, e decise di occuparsi non solo dell’assistenza religiosa ma anche dell’istruzione: fece arrivare due maestri dal Queyras e convinse gli abitanti a costruire una scuola per i bambini, lo stesso edificio che oggi ospita il Gîte.
In parallelo, nella propria abitazione – una casa che domina ancora il villaggio dall’alto delle rocce, oggi in rovina e oggetto di un progetto di recupero – nel gennaio 1825 Neff aprì quella che è considerata la prima scuola normale di Francia, dedicata alla formazione di maestri per tutti i villaggi della vallata. Nello stesso periodo introdusse la coltivazione della patata, fece ripristinare gli antichi canali di irrigazione e insegnò le tecniche di base per risanare le stalle, contribuendo concretamente a migliorare le condizioni di vita della valle. Un tipo che non batteva la fiacca 😅.
La scuola comunale di Dormillouse restò attiva fino al progressivo spopolamento del villaggio, e chiuse definitivamente nel 1936, quando il numero di bambini rimasti era ormai insufficiente. Non esiste una data certa di quando l’edificio sia stato trasformato in rifugio ma verosimilmente l’accoglienza per gli escursionisti è cominciata poco dopo la chiusura della scuola, conservando nel nome il ricordo di quella storia.
Il rifugio
Oggi, in ogni caso, il Gîte propone un servizio di ristorazione a pranzo aperto anche a chi non pernotta, con piatti che arrivano in buona parte dall’orto e dal pollaio: la cucina è quella semplice e sostanziosa da rifugio d’alta quota, servita all’esterno o se il tempo non è dei migliori, nella sala a volta dell’ex aula scolastica.

Una nota pratica utile a chi volesse fermarsi per la notte: il Gîte non accetta pagamenti con carta (solo contanti), e la mezza pensione si aggira sui 55-60 € a persona, colazione e cena comprese, in camerate condivise con una capienza complessiva di sedici posti.
Dormire nella Gîte d’École significa quindi trascorrere la notte in un luogo che per secoli è stato rifugio dei Valdesi, centro di istruzione e oggi punto d’appoggio per gli escursionisti!
Non ci abbiamo passato la notte ma sulla qualità del cibo possiamo confermare le ottime recensioni che trovate sul web.
Per chi invece fa un’escursione giornaliera, come noi, dopo pranzo potete proseguire la salita per raggiungere le altre parti del villaggio (a proposito, ci sono altri due rifugi, uno poco prima del Gîte e uno dopo, seguendo l’unico sentiero che porta verso l’alto; al parcheggio trovate le indicazioni relative a ciascuno compreso se siano aperti o chiusi, il numero di posti letto e i servizi offerti) e poi camminare su altri sentieri facendo un anello che alla fine del pomeriggio vi riporti al parcheggio.
Visita a Vallouise
Vallouise è il centro principale della valle omonima, a 1.170 metri di quota, e vale una visita indipendentemente da cos’altro si abbia in programma in giornata. Ci sono negozietti e ristoranti ma la prima sensazione (che si rivela quella giusta) è che abbia conservato il suo aspetto autentico di borgo alpino, nonostante la presenza discreta di qualche turista: passeggiando tra le sue strette viuzze scoprirete che ogni casa ha le mura in pietra e i tetti a spiovente in legno e lamiera, e spesso ci sono utensili utilizzati come decorazioni esterne delle abitazioni..

Attraversando il ponte sul fiume ci si imbatte nella chiesa romanica di Saint-Étienne, classificata monumento storico dal 1913, il cui campanile ottagonale, alto 45 metri, è visibile da buona parte della valle. Molto carino il portico in marmo rosa di Guillestre e la navata con volta a botte che fanno da prologo all’interno, dove si distinguono un tabernacolo in legno del Settecento e affreschi murali più antichi. L’atmosfera è un po’ cupa ma tutto sommato affascinante, e quando abbiamo saputo che nel periodo estivo, tra le travi del tetto, trova rifugio una piccola colonia di rinolofo minore, un pipistrello che qui, come in molte chiese di montagna, ha trovato un microclima adatto, beh… non ci ha stupito più di tanto!

A 10 metri dalla chiesa c’è la piccola chapelle des Pénitents, sconsacrata, con una facciata dipinta risalente all’Ottocento, su un impianto di fine Cinquecento. Quando ci siamo stati noi ospitava una mostra temporanea di un pittore spagnolo.

Vallouise nasconde anche una piccola collezione di quadranti solari dipinti sulle facciate delle case, alcuni datati al Cinquecento: diversi portano la firma di Giovanni Francesco Zarbula, pittore-quadrante piemontese attivo in tutto il Briançonnais nell’Ottocento, riconoscibile per le decorazioni con animali, astri e motti filosofici. Uno dei più citati si trova sulla maison de Bardonnèche, nel cuore del paese.
Ah, se ci andate il giovedì mattina in estate troverete il piccolo mercato paesano.
Al di là di una passeggiata e di un pasto, le attività principali che si possono fare a Vallouise sono:
- Escursioni su decine di sentieri per ogni livello, dalle passeggiate nei boschi alle salite verso laghi alpini, rifugi e ghiacciai.
- Alpinismo e arrampicata, grazie alla vicinanza di alcune delle vette più importanti del massiccio degli Écrins.
- Mountain bike, con numerosi percorsi tra boschi e vallate.
- Sport fluviali, come rafting, hydrospeed e canyoning sui torrenti della valle.
- Via ferrata e parapendio, molto popolari durante l’estate.
- Osservazione della fauna alpina, con possibilità di avvistare stambecchi, camosci, marmotte e rapaci lungo i sentieri del parco.
- Visita alla Casa del Parco degli Écrins, dove si trovano mostre, informazioni sui sentieri e attività dedicate alla natura.
In inverno ovviamente Vallouise cambia volto e diventa una base perfetta per lo sci alpino nelle vicine stazioni di Pelvoux e Puy-Saint-Vincent, lo sci di fondo, le ciaspolate e lo sci alpinismo
Pranzo alla Brasserie Alphand
A pranzo siamo stati alla Brasserie Alphand, sulla place du village, una birreria artigianale attiva dalla primavera del 1998, quando Lionel Alphand la aprì sfruttando l’acqua sorgiva del massiccio degli Écrins per la produzione. La ricetta della casa usa non meno di nove malti da agricoltura ragionata, sette varietà di luppolo e quattro ceppi di lievito, senza additivi né coloranti artificiali; le birre vengono imbottigliate non filtrate e non pastorizzate, per conservare più aromi possibile.

Il ristorante è aperto solo da inizio maggio a fine settembre a pranzo e cena e propone piatti tipici di montagna, dalla Raclette tradizionale con latte crudo di Queyras alla Fondue con 3 formaggi, dall’Assiette du brasseur (una sorta di gustoso hamburger alpino) all’insalata estiva.
Noi abbiamo ordinato una Tartiflette, uno sformato cotto nel coccio, a base di patate, formaggio della Fromagerie des Écrins, prodotto proprio ai Vigneaux (un esempio di quanto la filiera locale sia corta in questa valle!) pancetta e cipolle.. non esattamente leggero (è un piatto invernale, ma chisseefrega, è buonissimo!!!) davvero delizioso, seguito da una torta di birra fatta in casa accompagnata dal gelato al latte d’asina! (Piccolo spoiler del capitolo successivo).

Consigliamo assolutamente questi piatti e in generale il locale, in particolar modo sedetevi sulla grande terrazza affacciata sul torrente.
Visita alla fattoria l’Âne qui Bulle
A Vallouise-Pelvoux, praticamente di fronte all’ingresso del parcheggio della Maison du Parc National des Écrins, si trova L’Âne qui Bulle (l’asino che si riposa… avete presente la bolla che nei cartoni animati esce dal naso di chi dorme?), una piccola fattoria che alleva una ventina di asine e trasforma il loro latte in cosmetici.
Il punto di incontro è segnalato da un’insegna (un’oriflamme, come la chiamano loro) proprio davanti al parcheggio del Parco: da lì si attraversa la strada e si intraprende un breve sentiero ombreggiato di 10 minuti scarsi, circa 250 metri, per raggiungere la fattoria vera e propria. Già dai primi passi però abbiamo incontrato alcune asine all’interno di un’ampia area recintata, e una dolcissima asinella.

L’azienda è nata dalla passione di Sabine, veterinaria di formazione, e del suo compagno Charles, entrambi originari della valle. Il latte fresco e biologico delle loro asine viene lavorato in un piccolo laboratorio in parte interno alla fattoria: saponi saponificati a freddo, oli e balsami alle erbe coltivate sul posto, creme prodotte in collaborazione con un laboratorio locale. Nel 2023 L’Âne qui Bulle ha ricevuto il trofeo per l’agricoltura innovativa ai Trophées de l’Agriculture des Hautes-Alpes, un riconoscimento che dice qualcosa sul modello di piccola economia circolare che sta dietro a un prodotto che in Italia si vede raramente fuori dalle erboristerie specializzate.

Vengono proposte visite guidate e visite libere che permettono di entrare nel mondo dell’allevamento degli asini, scoprire la produzione del latte d’asina bio e conoscere da vicino la realizzazione di cosmetici naturali a base di ingredienti coltivati in loco. Le visite comprendono la spiegazione di come si munge e si trasforma il latte e ovviamente l’incontro ravvicinato con gli asini nel loro spazio naturale!
L’esperienza è particolarmente adatta alle famiglie: i bambini possono partecipare ad attività ludiche e creative pensate per avvicinarli agli asini in modo divertente e rispettoso. In alcuni momenti sono previsti anche atelier tematici, come la fabbricazione di baumi o la scoperta dei saponi.
Nell’estate 2026 la fattoria è aperta dal 29 giugno al 31 agosto, con un calendario di laboratori su prenotazione che cambia giorno per giorno:
- il lunedì la visita guidata della fattoria, in due turni alle 10 e alle 11 (un’ora ciascuno);
- il martedì il laboratorio per realizzare un sapone a forma di asino (un’ora e mezza, dalle 10.30);
- il mercoledì quello per il balsamo labbra, il più lungo, due ore a partire dalle 10;
- il venerdì la caccia al tesoro in fattoria, pensata per i bambini (un’ora e mezza, dalle 10.30).
Chi non ha prenotato nulla può comunque visitare la fattoria liberamente e senza alcun costo tutti i pomeriggi, sabato escluso, dalle 14 alle 18, con boutique e degustazione dei prodotti al latte d’asina sempre a disposizione.
Ogni asina viene fatta riprodurre solo un anno ogni due, così da garantire un periodo di riposo completo. I proprietari sottolineano di aver volutamente mantenuto il branco di dimensioni ridotte per conoscere ogni animale individualmente e instaurare con ciascuno un rapporto di fiducia, invece di aumentare la produzione.
Chi vuole assaggiare il latte d’asina puro, o in versione gelato, può farlo direttamente in fattoria. Non so se avete mai assaggiato il latte d’asina, è buonissimo! E’ ricco di sostanze nutrienti ma ha poche proteine e pochissimi grassi. Ed è più dolce del latte di mucca!
Le visite e il punto vendita sono attivi solo nella stagione estiva; nel resto dell’anno il negozietto della fattoria apre il mercoledì e il giovedì pomeriggio, dalle 15 alle 18, solo per il ritiro degli ordini fatti online.
Il Musée des Mines d’Argent e la miniera del Fournel
In qualsiasi stagione andiate al Pays-des-Écrins non dovreste perdervi una visita al Musée des Mines d’Argent e La Mine d’Argent du Fournel.
La storia della miniera d’argento di Fournel
La Miniera d’Argento di Fournel, a L’Argentière-la-Bessée, deve le sue origini al X secolo, quando venne scoperto un ricco filone di galena argentifera, il minerale da cui si ricavavano argento e piombo. Per tutto il Medioevo la miniera fu una delle più importanti delle Alpi: i minatori scavavano la roccia con la tecnica dell’abbattimento a fuoco, furono estratte migliaia di tonnellate di piombo e una decina di tonnellate di argento, utilizzato soprattutto per coniare monete nelle zecche di Embrun, Cesana e Grenoble. La prosperità della miniera favorì lo sviluppo dell’abitato attorno al castello dell’Argentière, che divenne progressivamente il centro economico della valle.

Dopo un lungo periodo di abbandono, il giacimento fu riscoperto nel 1785. Durante la Rivoluzione Industriale si susseguirono diverse compagnie minerarie francesi e inglesi, che introdussero tecniche moderne, esplosivi, sistemi di pompaggio e grandi gallerie di drenaggio. Nel periodo di massimo sviluppo lavoravano nella miniera circa 400 operai, molti dei quali provenienti dall’Italia, capaci di estrarre ogni giorno dalle quattro alle cinque tonnellate di minerale. .
Tuttavia, con il progressivo esaurimento del minerale, l’estrazione cessò definitivamente nel 1908.
Le gallerie rimasero dimenticate per decenni, finché negli anni Novanta un importante progetto di recupero archeologico e geologico riportò alla luce uno dei siti minerari medievali meglio conservati d’Europa. Oggi la Miniera d’Argento di Fournel è un museo visitabile che permette di ripercorrere oltre mille anni di storia mineraria nel cuore del Pays des Écrins.
Il Museo della miniera d’argento
Il museo occupa le antiche scuderie dello Château Saint-Jean, in rue du Château 10, a L’Argentière-la-Bessée: è qui che comincia la visita, ed è qui che si acquistano i biglietti per tutte le proposte del sito, dalla visita guidata classica ai giochi di esplorazione pensati per i più sportivi.
La prima parte della visita si svolge interamente al museo: una sala espositiva permanente raccoglie i reperti archeologici recuperati dagli scavi, pannelli che ricostruiscono la storia dello sfruttamento del ricco filone di galena argentifera, il principale minerale da cui si ricavavano piombo e argento, e alcuni giochi didattici per i bambini. Segue la proiezione di un documentario, sottotitolato anche in italiano e in inglese, che nel nostro caso è durato una mezz’ora abbondante e che introduce per immagini e materiale d’archivio il lavoro dei minatori nei diversi secoli di attività.
Terminata la parte al museo, si passa alla seconda fase: lo spostamento fino all’ingresso della miniera vera e propria, che dista 3,5 km.
Tra la metà di luglio e il 24 agosto, la maggior parte degli orari di visita prevede il trasferimento con un pulmino navetta messo a disposizione dal museo; negli altri periodi, o quando la navetta non è disponibile, ci si sposta con il proprio mezzo, con l’invito esplicito a fare car-pooling tra i visitatori nel caso ci siano più auto coinvolte. Il parcheggio della sede museale, nella parte sud del paese, è pensato apposta anche per accogliere i grandi pullman dei gruppi organizzati che arrivano in stagione da tutta la regione ma il parcheggio alla miniera è condiviso con chi pratica attività sportive nel torrente sottostante.
Quando siamo andati noi, a inizio luglio, il pullman non era attivo e ci siamo spostati con la nostra auto, appena 10’ di strada.
La Miniera d’argento di Fournel
Una volta al parcheggio della miniera, si scende a piedi lungo un sentiero con 80 metri di dislivello e oltre 150 gradini, dieci-quindici minuti buoni fino al fondo della gola del Fournel: lo stesso torrente, poco più a valle, è la base del canyon du Fournel, uno dei percorsi di torrentismo più frequentati delle Hautes-Alpes, accessibile dagli otto anni in su.
All’interno, la visita guidata “L’Incontournable” dura un’ora sottoterra (due ore e mezza in totale, contando gli spostamenti) lungo 600 metri di gallerie che arrivano fino a 100 metri sotto il livello dell’ingresso.

Si attraversano prima le gallerie di ricerca ottocentesche, scavate con l’esplosivo, poi i cantieri di abbattimento del minerale, fino alla grandiosa Salle des Machines, dove un tempo si pompava l’acqua e si issavano i carichi dalle parti più profonde della miniera. Il percorso si conclude nelle sorprendenti sale scavate a fuoco in epoca medievale, quando ancora non esisteva la polvere da sparo e il minerale veniva estratto riscaldando la roccia e poi raffreddandola di colpo per farla spaccare!
Casco e cuffia di protezione vengono forniti a ogni visitatore all’ingresso; non serve la torcia frontale perché il percorso è illuminato. Dentro la miniera la temperatura non supera i 10 °C ed è piuttosto umida, quindi conviene vestirsi a strati con qualcosa di caldo anche in piena estate – a meno che come me non vi sentiate a vostro agio con le temperature più fresche – e indossare scarpe chiuse; il fondo, soprattutto nelle sale più antiche, resta bagnato e a volte è scivoloso.
La visita è sconsigliata a chi ha difficoltà di salute o di deambulazione (il dislivello di 80 metri va ripetuto anche al ritorno) e non è ammessa ai bambini sotto i cinque anni, che non possono essere portati in braccio all’interno; gli animali non sono ammessi.
La parte che ci è piaciuta di più? In una galleria, quando le pareti rocciose vengono illuminate, affiorano spettacolari mineralizzazioni dai colori intensi. Le sfumature blu dell’azzurrite, il verde della malachite e le tonalità calde degli ossidi di ferro raccontano milioni di anni di storia geologica. Nel buio della galleria questi colori restano nascosti, ma il fascio della luce li fa emergere all’improvviso, regalando uno degli scorci più sorprendenti della visita.

Il sito è gestito dal Servizio Culturale del Comune da trent’anni, e buona parte delle guide che accompagnano i gruppi sono giovani stagionali, spesso in servizio civico, formati sulla geologia e sulla storia mineraria della valle.
Informazioni utili per la visita
Il biglietto intero per la visita guidata costa 18 € per gli adulti (sopra i 16 anni) e 12 € per i bambini, con tariffe ridotte a 16 e 10 €; il sito è aperto tutti i giorni tra le 9 e le 17 da giugno ad agosto, chiuso da dicembre a marzo. In alta stagione sono previste anche visite guidate in lingua straniera – un turno settimanale in inglese e uno in italiano, oltre ai sottotitoli del documentario – ma conviene sempre prenotare, soprattutto a luglio e agosto e nei giorni di maltempo, quando i posti nelle gallerie si esauriscono in fretta.
Nota: come capita ogni tanto in montagna, l’accesso alla valle del Fournel può subire chiusure temporanee per motivi di sicurezza (allerta meteo, incendi, transito di mezzi di soccorso). Prima di organizzare la visita conviene sempre controllare lo stato di apertura sul sito ufficiale della miniera o telefonare al numero indicato, soprattutto se si viaggia in un periodo caldo e secco.
L’Elixirs d’Isabelle a Frassinerie
A Pallon, una manciata di case nel comune di Freissinières, uno degli 8 comuni del Pays des Écrins c’è un piccolo laboratorio che sembra riassumere bene lo spirito del territorio: artigianale, radicato nel territorio e profondamente legato alla montagna. Si chiama Elixirs d’Isabelle ed è l’attività con cui Isabelle trasforma le piante coltivate e raccolte in valle in liquori e aperitivi fatti a mano, in piccoli lotti, dal 2019.

Il borgo si trova a 1.100 metri, in una posizione a metà strada tra l’alta montagna e il fondovalle della Durance: un terreno riparato, soleggiato, abbastanza umido da permettere a piante mediterranee e piante alpine di crescere fianco a fianco, una combinazione che in molte altre valli delle Hautes-Alpes semplicemente non sarebbe possibile.
Il cuore del progetto sta proprio nel rapporto tra il giardino, dove crescono piante aromatiche e officinali, e il laboratorio, dove quelle stesse essenze vengono lavorate a mano in piccoli lotti. Si preparano liquori artigianali (isoppo, larice, mela cotogna, menta piperita, sambuco nero, tanaceto, verbena odorosa e Arquebuse), aperitivi alle erbe, tisane e altre creazioni a base vegetale, tutte realizzate con metodi artigianali che puntano a conservare intatto il carattere delle erbe.
Non è un caso che proprio Pallon ospiti questa attività: nel 1897, in questo stesso borgo, si distillava già la lavanda, e Isabelle si inserisce in una tradizione di lavorazione delle piante officinali che qui ha più di un secolo alle spalle. Per generazioni, in una valle povera e isolata come quella di Freissinières, piante come l’arnica, il tasso barbasso, l’issopo o il génépi non erano un vezzo gastronomico ma un prodotto da vendere e da curare con la stessa serietà con cui si curava il bestiame: solo negli ultimi decenni quel sapere è diventato principalmente un piacere del palato.

Il giardino di Isabelle, creato nel 2020 e riparato dal vento, mette insieme piante mediterranee, piante da pianura e specie spontanee locali: camomilla, timo, rosmarino, melissa, salvia, issopo, rabarbaro, menta, tanaceto, assenzio, cardo mariano. Tutto è coltivato in biodinamica, a mano, senza meccanizzazione, con il solo concime organico come apporto; fanno eccezione i germogli di larice e l’issopo selvatico, raccolti direttamente in montagna anziché in giardino. Chi prenota la visita guidata – la “visite herbier”, che dura circa due ore – segue Isabelle tra le aiuole per imparare a riconoscere piante che spesso si conoscono solo di nome, come l’assenzio, o che si vedono ogni giorno senza sapere cosa siano davvero; alla fine dell’incontro si costruisce il proprio piccolo erbario da portare a casa.
Le piante, appena colte, vengono lavorate nel caveau di Pallon e trasformate in due categorie di prodotto: gli aperitivi, a base di vino, e i liquori, a base di alcol, entrambi ottenuti per macerazione lenta – non per distillazione – così da lasciare alle erbe il tempo di cedere aroma e proprietà senza perdere la propria identità. È lo stesso principio che stava dietro alle ricette delle nonne, che Isabelle dichiara di voler conservare più che reinventare: rabarbaro, menta, tanaceto, assenzio e cardo mariano si alternano di stagione in stagione, e il catalogo cambia di conseguenza.
Chi si ferma per la degustazione spontanea al caveau, senza prenotare la visita completa, può comunque assaggiare l’intera gamma mentre Isabelle racconta le proprietà di ogni pianta: noi non siamo degli esperti ma la nostra impressione è che i liquori risultano equilibrati e aromatici senza diventare stucchevoli; in altre parole ci sono piaciuti, in particolar modo il liquore alla menta e alla mela cotogna!
Oltre che al caveau di Pallon, le bottiglie si trovano in alcuni mercati della zona – tra cui quelli di Briançon e dell’Argentière-la-Bessée – e possono essere ordinate online e ritirate in negozio tramite “J’achète en Écrins”, il circuito dei produttori locali del Pays des Écrins: comodo per chi non ha lo zaino libero per portarsi dietro bottiglie di vetro per il resto del viaggio.
Dove abbiamo dormito: La Parenthèse en Écrins a Vigneaux
Le notti nel Pays des Écrins le abbiamo trascorse a La Parenthèse en Écrins, una maison d’hôtes aperta dal gennaio 2024 a Vigneaux, all’indirizzo 209 Les Faysses.
La casa, bellissima e curatissima, è gestita da una coppia che ha lasciato Parigi per stabilirsi nella valle di origine della famiglia di lei: una scelta di vita dettata dal desiderio di riscoprire il significato di certi valori e dare la giusta importanza a ciò che oggigiorno il ritmo frenetico ci toglie… il tempo.
In casa vive anche Ro-Cœur, un border collie che è di fatto il quarto membro della famiglia 🙂.

Definirlo un bed and breakfast con la possibilità di cenare sarebbe riduttivo, perché a La Prenthèse ( “l’interludio”, la pausa, la parentesi piacevole nello scenario incantevole degli Écrins) ci è stato riservato un calore, un’attenzione, una gentilezza che raramente abbiamo riscontrato altrove.
E non lo dico perché più di una volta abbiamo stravolto i piani dei proprietari per la cena di ritorno da giornate particolarmente piene… ma perché Alain ed Estelle fin da subito ci hanno messo a nostro agio, facendoci sentire veramente come a casa nostra. Senza essere mai invadenti o sopra le righe. Se andate su Google Maps potete leggere le recensioni di altri clienti (media 5/5) che come noi sono rimasti più che soddisfatti della qualità del soggiorno.
La casa sorge sull’adret del Montbrison, il versante esposto a sud che guarda verso l’imbocco della valle della Vallouise, in una posizione che di fatto mette a dieci minuti di auto sia Puy-Saint-Vincent e la sua stazione sciistica in inverno, sia L’Argentière-la-Bessée, sia la stessa Vallouise; Briançon e Serre Chevalier restano a una ventina di minuti. Chi cammina troverà comodo anche il fatto che tre grandi itinerari di grande randonnée – il GR50 che fa il giro del Parco degli Écrins, il GR653D (Via Domitia) e, poco più lontano, il GR54 – passano proprio dai Vigneaux o nelle immediate vicinanze.
Le camere sono tre, tutte al primo piano e tutte oltre i 30 mq, ciascuna con bagno privato, TV e wifi, e prendono il nome da altrettanti corsi d’acqua e valli della zona: Vallouise, Clarée (la nostra), Durance.

Condivisa dagli ospiti, c’è una sala relax con biblioteca e biliardo, oltre a un garage attrezzato per riporre il materiale da outdoor – bici, kayak, attrezzatura da arrampicata o da trekking, molto comodo per chi in valle ci viene proprio per queste attività. Accanto alle camere c’è anche una piccola sala cucina comune con frigo e microonde per organizzarsi la cena in autonomia all’occasione.
Un capitolo a parte lo merita la cucina… Estelle è una cuoca superba e ci ha deliziato ogni giorno con nuovi dolci per la colazione (ricchissima, con marmellate fatte in casa, mirtilli, macedonia e tante leccornie) e con piatti per cena che ci hanno stupito (tra le tante cose ci ha preparato i tipici Tourtons, dei piccoli fagottini di pasta sfoglia sottile a forma di raviolo, fritti e ripieni), ma anche Alain se la cava! Una sera ci ha preparato addirittura il cus cus!

La colazione, inclusa nel prezzo, viene servita dalle 7:30 alle 9:30 nella sala da pranzo al piano terra o, tempo permettendo, in terrazza; per chi ha bisogno di partire prima per un’escursione lunga, basta avvisare i proprietari il giorno prima. Per ulteriori informazioni vi rimando al sito ufficiale dove potete consultare i prezzi, variabili in base alle stagioni e al numero di posti letto occupati (da 1 a 5). C’è uno sconto del 10% dalla seconda notte consecutiva e del 15% dalla quarta; il parcheggio è gratuito.

In sintesi: le tappe del nostro Pays des Écrins
| Tappa | Comune | Tempo necessario | Costo indicativo | Da sapere |
|---|---|---|---|---|
| Escursione a Dormillouse | Freissinières | 3 h a/r (1h-1h30 a tratta) solo villaggio | Gratuito (pranzo a parte) | Dislivello 330-350 m, non adatta a chi ha difficoltà di deambulazione |
| Pranzo al Gîte de l’École | Dormillouse | Incluso nella gita | Prezzo del pasto alla carta | Solo contanti, mezza pensione 55-60 €/persona per chi pernotta |
| L’Âne qui Bulle | Vallouise-Pelvou | 1-2 h + spostamento a piedi | Su prenotazione, stagionale | Solo in estate; scarpe da ginnastica |
| Vallouise | Vallouise-Pelvoux | Mezza giornata | Pranzo da Brasserie Alphand a partire da 15-20 €/persona | Brasserie aperta da maggio a settembre |
| Musée des Mines d’Argent + miniera del Fournel | L’Argentière-la-Bessée | 2h30 | 18 €/12 € (16 €/10 € ridotto) | Vestiti caldi per la miniera (10 °C), scarpe chiuse |
| Pernottamento | Les Vigneaux | 2 notti | Da 160 €/camera per 4 persone | Colazione inclusa, sconti da 2 notti in su |
Faq – Domande frequenti sul Pays des Écrins
Quanto tempo serve per raggiungere Dormillouse a piedi? Dal parcheggio delle Cascate, in fondo alla D238 nella valle di Freissinières, servono circa un’ora e un’ora e mezza a tratta, per 330-350 metri di dislivello positivo. Considerando una sosta al villaggio e il ritorno per lo stesso sentiero, l’intera uscita occupa mezza giornata.
Si può dormire a Dormillouse? Sì, al Gîte de l’École, l’unico punto di ristoro e pernottamento del villaggio, ricavato nell’ex scuola comunale. La mezza pensione costa 55-60 € a persona, si paga solo in contanti e la capienza totale è di sedici posti letto.
Quanto costa la visita guidata alla miniera d’argento del Fournel? Il biglietto intero per la visita guidata “L’Incontournable” costa 18 € per gli adulti e 12 € per i bambini sotto i 16 anni, con tariffe ridotte a 16 € e 10 € per gruppi, studenti e altre categorie. La visita dura due ore e mezza in totale, di cui un’ora sottoterra.
Cosa indossare per la visita alla miniera? Scarpe chiuse e un indumento caldo, perché all’interno delle gallerie la temperatura non supera i 10 °C ed è molto umida. Casco e cuffia di protezione vengono forniti dal museo; non serve portare una torcia frontale perché il percorso è illuminato.
L’Âne qui Bulle si visita tutto l’anno? No, le visite e la vendita diretta in fattoria sono attive solo in stagione estiva. Nel resto dell’anno la boutique apre solo il mercoledì e il giovedì pomeriggio (15-18) per il ritiro degli ordini fatti online.
Dove si mangia (bene) nella valle della Vallouise? La Brasserie Alphand, sulla place du village a Vallouise, produce birra artigianale dal 1998 e propone in cucina soprattutto piatti di montagna: la fondue alla birra e la tarte alla birra sono i due piatti più consigliati dallo staff. È aperta solo da maggio a settembre.
Dove conviene dormire per visitare più tappe del Pays des Écrins con un’unica base? Les Vigneaux è una posizione centrale rispetto a Vallouise-Pelvoux, L’Argentière-la-Bessée e Puy-Saint-Vincent, tutte raggiungibili in circa dieci minuti d’auto. È lì che abbiamo scelto La Parenthèse en Écrins, una maison d’hôtes con tre camere e colazione inclusa.
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Il nostro viaggio al Pays des Écrins è stato possibile grazie ad Explore France e Pays des Écrins.