
Ecosostenibilità è una parola che compare sempre più spesso nei nostri ragionamenti da viaggiatori e questa, credetemi, è una buona notizia. Non è una corrente passeggera, è una virata necessaria che il mondo del turismo sta compiendo, lentamente ma in modo irreversibile. Noi di Girovagate ci troviamo in una posizione privilegiata: quella di chi viaggia, osserva e può raccontare in prima persona cosa significa, concretamente, scegliere una destinazione responsabile.
In questo articolo vi parlerò di cinque mete europee di cui abbiamo esperienza diretta e che si stanno distinguendo — con politiche reali, non con dichiarazioni di intenti — nel panorama del turismo green.
Indice dei contenuti
Cosa significa davvero ‘destinazione green’?
Nel 2026, la necessità di ripensare il modo in cui viaggiamo non è più una questione ideologica. È concreta e soprattutto urgente. Secondo diverse stime scientifiche, il turismo rappresenta circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra. Le destinazioni più frequentate d’Europa sono alle prese con una crisi silenziosa – oddio, non tanto silenziosa! – che si chiama overtourism: una pressione di visitatori che supera la capacità di carico dei luoghi, spopola i centri storici, erode i litorali e trasforma culture ancora vive in parchi tematici.
Una destinazione green autentica è un territorio che ha scelto — con politiche, investimenti e una comunità locale coinvolta — di costruire un modello di ospitalità che non consuma più di quanto produce. Dove il turista non è solo un portafogli che cammina, ma l’interlocutore di un patto tacito con il luogo che visita: ‘ti accolgo, tu rispetti’.
Oggi vi porto in cinque angoli d’Europa che questo patto lo hanno firmato davvero. Cinque destinazioni diverse per latitudine, cultura e paesaggio, accomunate da una stessa visione: che il futuro del viaggio non abbia niente a che fare con la quantità ma con la capacità di muoversi in modo sostenibile, nel rispetto dei luoghi e di chi li abita.
1. Lipsi, modello greco ecosostenibile
Meno di 17 chilometri quadrati, paesaggio collinare con la tipica bassa vegetazione mediterranea, acque cristalline. Lipsi è una piccola perla del Mar Egeo orientale, incastonata tra Patmos e Leros nell’arcipelago del Dodecaneso, e la prima cosa che ho imparato quando ci sono stato è che bisogna un po’ guadagnarsela: non ci sono voli diretti, per arrivarci si deve prendere necessariamente un traghetto. Quando metti il piede sull’isola però capisci subito che sarà dura dirle addio e che probabilmente sarà solo un arrivederci…

Può sembrare un’affermazione banale ma davvero Lipsi non è come le altre isole. Una scelta politica precisa e coraggiosa l’ha trasformata in una gemma rara del panorama del Mediterraneo, dove ogni spiaggia è rimasta intatta e chi ci arriva si porta il proprio ombrellone dietro… Un’isola che ha deciso di scommettere sull’autenticità in un’epoca in cui molte destinazioni greche inseguono il modello opposto.
Abbracciare il turismo responsabile è stato consapevole e non dettato da una moda di tendenza. Il sindaco Fotis Maggos lo ripete con quella forza che appartiene solo a chi ha le idee davvero chiare: Lipsi ha detto “no” alle concessioni commerciali sulle spiagge. Nessun stabilimento balneare quindi. E non solo…
Spiagge libere per scelta
Nel 2023 il Comune ha ufficialmente vietato l’utilizzo di lettini a noleggio ed anche la costruzione di nuove piscine, una misura pensata per conservare le riserve idriche e mantenere il profilo dell’isola lontano da ogni deriva turistica in stile resort.

Per questa scelta – rinunciare alla rendita delle concessioni balneari – il Comune di Lipsi ha ricevuto nel 2023 il premio Destination Branding per il turismo sostenibile ai World Travel Awards. Un riconoscimento internazionale che ha sorpreso chi non conosceva ancora questo fazzoletto d’Egeo, ma non ha stupito chi ci torna ogni estate da anni.
A Platis Gialos, a Katsadia, a Kambos e in tutte le altre spiagge incantevoli di Lipsi, l’ombra la fanno gli ulivi e i pini. Il confine tra la terra e il mare non lo segna una fila di sdraio colorate ma la battigia stessa. Un dettaglio che può sembrare irrilevante ma che invece cambia completamente l’esperienza di chi frequenta il litorale lipsiota.
➞ 10 cose da sapere su Lipsi per organizzare al meglio il viaggio
Rifiuti: verso il 100% del riciclo
Una cosa che vi sorprenderà arrivati a Lipsi è che per le strade non troverete cestini dell’immondizia. L’isola applica la raccolta differenziata porta a porta: un team specifico passa casa per casa in giorni e orari stabiliti per ritirare carta, vetro, plastica, metallo e rifiuti organici, separati direttamente dai residenti con sacchi colorati. Anche sulle spiagge ci sono punti di raccolta differenziata.
Il risultato? Il 96% dei rifiuti prodotti a Lipsi viene riciclato! Un dato incredibile, tra i più alti di tutta la Grecia.
Il Comune ha anche avviato campagne per eliminare bicchieri e cannucce di plastica, spingendo bar e ristoranti verso alternative in carta o bambù.
Autosufficienza idrica
L’acqua è la questione più delicata per qualsiasi isola dell’Egeo e Lipsi l’ha risolta in modo radicale. Negli ultimi sei anni, in collaborazione con il Ministero della Politica Marittima e Insulare, è stato installato un impianto di desalinizzazione con una capacità di 600 m³ al giorno, in grado di coprire il 100% del fabbisogno idrico dell’isola, 24 ore su 24, tutto l’anno!
Quarant’anni fa l’acqua arrivava con le navi cisterne – un sistema costoso e precario – e per l’approvvigionamento idrico nei mesi estivi è stato così per decenni. Oggi l’isola è completamente autosufficiente grazie a un impianto di desalinizzazione che produce fino a 600 metri cubi al giorno, abbastanza per i residenti e per i turisti, per tutto l’anno, compresi i mesi estivi.

Il Comune ha investito 1,7 milioni di euro, finanziati dal programma Antonis Tritsis, per modernizzare l’intera rete idrica: 800 contatori digitali, 13 chilometri di nuove condutture, un sistema di telecontrollo dei serbatoi. A questo si aggiunge il programma ‘Water Is In Our Hands’, in collaborazione con il Global Water Partnership Mediterranean, che ha distribuito kit per il risparmio idrico con l’obiettivo di ridurre i consumi di 1,5 milioni di litri all’anno.
Come spiega lo stesso sindaco Fotis Maggos, l’obiettivo è installare un sistema di monitoraggio remoto dei serbatoi per garantire che l’acqua sia bevibile direttamente dal rubinetto di casa. Un traguardo che l’ha trasformata anche in un modello di autosufficienza idrica anche rispetto alle gravi siccità che colpiscono la Grecia.
Il divieto alle piscine private si legge anche in questa chiave: ogni metro cubo d’acqua risparmiato significa meno dipendenza dal mondo esterno.
Un mare da proteggere
Il modello sostenibile non si ferma alla terraferma. Sotto la superficie del mare cristallino di Lipsi si estendono praterie di posidonia oceanica, uno degli ecosistemi marini più preziosi del Mediterraneo per la cattura del carbonio e la tutela della biodiversità.

L’isola ha aderito a programmi europei per la loro protezione e per lo sviluppo di energie pulite nell’arcipelago. Per chi vuole esplorare il mare in modo consapevole e autentico, le piccole crociere gestite da Rena e dal capitano Giannis – che visitano le cinque isolette circostanti, dalla bianchissima Aspronissi a Marathi passando per Makronissi, Tiganakia e Arki – non utilizzano plastica monouso a bordo e hanno sempre un numero limitato di passeggeri.
Un modello che guarda avanti
Il percorso che Lipsi ha imboccato con decenni di anticipo rispetto al dibattito mainstream sul turismo responsabile, è destinato a essere emulato da altre isole del Mediterraneo, che saranno prima o poi costrette a seguire questo esempio per affrontare le ondate di calore e la scarsità d’acqua.
Negli ultimi anni la popolarità di Lipsi è cresciuta soprattutto grazie alle sue iniziative green, pensate per allungare la stagione turistica e proporre l’isola come un vero e proprio stile di vita, non solo come meta per una vacanza mordi e fuggi. L’obiettivo è promuovere un turismo autentico, lontano dalla massificazione, che tuteli il carattere locale e l’ambiente naturale. E ci sta riuscendo.
2. Normandia, il verde dietro le bianche falesie
Sorpresi di trovare la Normandia tra le mete più ecosostenibili d’Europa? Se continuate a leggere capirete perché ho deciso di inserirla.
Nell’immaginario comune questa regione nel nord della Francia evoca i luoghi dello storico Sbarco e le croci bianche di Omaha Beach, le candide e spettacolari falesie di Étretat e i quadri di Monet che le dipingeva come cattedrali nella nebbia… E poi c’è Mont-Saint-Michel, uno dei posti più visitati della Francia e d’Europa con tre milioni di visitatori all’anno e circa ventimila presenza al giorno in agosto!
Un caso da manuale di overtourism, verrebbe da dire. Ma si avrebbe torto, o almeno, non si avrebbe ragione fino in fondo… Perché la Normandia – e Mont-Saint-Michel in particolare – è anche uno degli esempi più interessanti d’Europa di come si può provare a governare il turismo di massa invece di subirlo passivamente.
➞ 10 cose da vedere (e da fare) a Le Havre, in Normandia
I cammini di Étretat
Le falesie di Étretat, quelle che hanno ispirato Delacroix, Courbet e già citato Monet, sono al centro di un programma di regolazione dei sentieri costieri: percorsi segnalati per limitare l’erosione, passerelle che incanalano il traffico pedonale lontano dalla vegetazione più fragile.


Il GR21, considerato uno dei più bei sentieri costieri di Francia, percorre l’intera costa d’Alabastro a piedi: un modo di visitare la Normandia che alleggerisce l’impatto ambientale e sostiene le economie dei borghi che attraversa!
Noi abbiamo dedicato ad Etretat una giornata intera ma tra i Jardins d’Étretat, patrimonio Unesco e Le Clos Lupin, ovvero la casa-museo di Maurice Leblanc (lo scrittore francese padre del personaggio Arsenio Lupin) il tempo per una camminata lungo le incredibili formazioni rocciose di Etretat è stato di appena un pomeriggio… Il nostro consiglio è di dedicare alla cittadina del nord della Normandia e alla Costa dell’Alabastro come minimo due giorni!
La Normandia e la mobilità lenta
La Normandia è la regione francese che ha investito di più nella mobilità lenta. Qualche esempio e qualche idea per un viaggio?
- La Vélomaritime – una ciclovia di circa 1500 km lungo la costa nord francese, tra Roscoff e Dunkerque, parte dell’EuroVelo 4 – conta 52 percorsi tra scogliere, porti di pesca e campagne.
- Nell’entroterra, la Suisse Normande è un paesaggio collinare ancora poco conosciuto, attraversato da fiumi e sentieri.
- Il capoluogo, l’incantevole Rouen, si visita a piedi e il 2026, anno del centenario della morte di Monet, è l’occasione perfetta per ripercorrere gli itinerari dell’Impressionismo, tra le case a graticcio e la cattedrale che il pittore dipinse in trenta varianti di luce.
Moltissime strutture ricettive – le gîtes rurali e le chambres d’hôtes – stanno adottando energie rinnovabili, il recupero delle acque piovane e una cucina basata su filiere corte certificate, potendo contare su prodotti locali d’eccellenza come il camembert, il sidro artigianale, i calvados o il burro con il sale grosso.
Chi cerca alloggi con standard ambientali verificati può affidarsi alla certificazione La Clef Verte, diffusa in tutta la regione.
➞ 10 eventi + 10 idee green per andare in vacanza in Francia
E Mont-Saint-Michel?
Non vi racconterò delle favolette: Mont-Saint-Michel è sovraffollata in agosto, e chi la visita in quel periodo lo sa perfettamente. Ma c’è una differenza sostanziale tra una meta che subisce i propri visitatori e una che ha deciso di gestirli.
Nel 2015 si è concluso un progetto ingegneristico imponente, finanziato anche dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, che ha letteralmente restituito al Monte la sua identità: la diga e la strada che lo collegavano alla terraferma sono state demolite. Al loro posto, una passerella pedonale su 134 sottili pilastri metallici, progettata per lasciare scorrere liberamente la marea.

I parcheggi sono stati spostati a 2,5 chilometri di distanza. I visitatori raggiungono il Monte a piedi o con Le Passeur, la navetta gratuita alimentata a biocarburante che ha sostituito i vecchi autobus a gasolio.
Il risultato? Un calo di 1.217 tonnellate annue di CO₂, il ripristino delle maree eccezionali – quelle che non si vedevano dal 1879 – e la riconquista di 20 ettari di territorio marino intorno alla roccia!
Non si è eliminato il turismo di massa, è vero, ma si è provato a renderlo sopportabile per permettere la sopravvivenza del luogo.
Noi al solito parliamo con cognizione di causa: ci siamo stati qualche anno fa a maggio e sebbene i turisti non mancassero abbiamo colto appieno il fascino di Mont-Saint-Michel nonostante in alcuni momenti il carico di visitatori fosse rilevante.
3. Kuhmo, nel cuore selvaggio della Finlandia orientale
Definire Kuhmo, nell’Artic Lakeland, la regione artica dei laghi della Finlandia, una destinazione verde dopo averla vista per un paio di inverni (l’ultima volta appena qualche settimana fa, come raccontiamo nell’articolo su Paljakka) completamente imbiancata, può sembrare un ossimoro, ma in realtà non è così 😊 per due motivi:
- il primo (serio) è geografico e culturale: siamo nell’estremo est della Finlandia, nella regione del Kainuu, a pochi chilometri dal confine russo, dentro ciò che i finlandesi chiamano Wild Taiga. Un territorio coperto da sterminate foreste di conifere, una miriade di laghi piatti e grandi carnivori che convivono con l’uomo da millenni.
- Il secondo (ironico): è vero che per 5 mesi all’anno il paesaggio è innevato ma lo è altrettanto che nei restanti mesi è il verde il colore dominante.

Il centro natura Petola
A tre chilometri da Kuhmo, lungo la strada per Suomussalmi, si trova il Petola Wildlife Centre, un centro naturalistico gestito da Metsähallitus, l’ente statale finlandese che amministra i parchi e le aree protette del Paese.
Noi ci siamo stati in inverno e abbiamo scoperto un approccio completamente differente da quelle a cui siamo abituati. Tanto per cominciare l’ingresso è gratuito.. e non ci sono souvenir di plastica né mascotte in costume. In sintesi, il turismo non è intrattenimento ma conoscenza.
Il cuore del centro è la mostra permanente Predators on the Move, dedicata ai quattro grandi carnivori della taiga finlandese (l’orso bruno, il lupo, la lince ed il ghiottone ) raccontati attraverso installazioni multimediali, ricostruzioni ambientali accurate e materiali scientifici accessibili anche a chi non è un esperto.
➞ Finlandia in inverno: cosa vedere e fare a Kuhmo, regione dei laghi artici
L’obiettivo non è mostrare com’è fatto un animale, il suo aspetto, ma spiegare come vive: come si sposta in un ecosistema boreale, quale ruolo svolge nella catena ecologica, come cambia il suo rapporto con l’uomo e in che modo le politiche di conservazione cercano di tenere insieme tutela della biodiversità e attività tradizionali locali.
L’auditorium proietta filmati girati nella taiga che circonda Kuhmo e riproduce i suoni reali della foresta: il richiamo del lupo, la neve che scricchiola sotto i passi, quel silenzio profondo che nelle regioni artiche diventa quasi tangibile.

La filosofia di Metsähallitus
I principi del Petola Wildlife Centre sono gli stessi applicati in tutti i parchi nazionali finlandesi: usare solo i percorsi esistenti, minimizzare il disturbo alla fauna, valorizzare le conoscenze locali, incentivare soste lunghe nella natura invece delle solite liste di attrazioni da spuntare, le odiose e tanto utilizzate sui social bullet list. Un approccio che ribalta la logica del turismo di consumo e che in parole semplici si potrebbe tradurre così: “non si viene qui tanto per fare una tappa o dire di esserci stati, si viene per capire qualcosa che prima non si conosceva”.

Con 40 parchi nazionali, l’aria classificata tra le più pure d’Europa, una cultura del rispetto per la foresta che affonda le radici nella tradizione epica del Kalevala, la Finlandia è forse il Paese europeo che ha integrato meglio turismo sostenibile e conservazione ambientale.
Consiglio pratico: se visitate Kuhmo in estate, i capanni fotografici nella taiga offrono l’esperienza più autentica per osservare orsi e ghiottoni nel loro ambiente naturale, una delle migliori opportunità in Europa per avvistarli!
4. Isole Åland: il laboratorio green del Baltico
C’è qualcosa di paradossale nel fatto che uno degli arcipelaghi europei più seriamente impegnati sul fronte della sostenibilità sia anche uno dei meno conosciuti. Le isole Åland sono oltre 6.500 tra isole e scogli, di cui una ottantina abitate, sparse nel Mar Baltico tra Finlandia e Svezia. Tecnicamente sono territorio finlandese, parlano svedese, hanno uno statuto speciale di autonomia e si comportano come un piccolo stato indipendente anche nella politica ambientale! 😊
Quando ripenso al nostro viaggio alle isole Åland mi torna in mente quella sensazione che ebbi durante li nostro soggiorno, di un posto dove qualcuno ha già affrontato i problemi che il resto del mondo sta ancora cercando di capire…

Qualche dato: riduzione di emissioni di CO₂ (almeno il 60% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005), sostenibilità 100% entro il 2051.
Visitare le Åland in bicicletta
La geografia di certo le aiuta sotto questo punto di vista. Le Åland sono isole sono piatte e le distanze sono piccole. In tale contesto La bicicletta è il mezzo più naturale per muoversi. Le piste ciclabili connettono ambienti naturali, villaggi storici e coste in un sistema continuo che si amplia ogni anno.
I sentieri escursionistici percorrono centinaia di chilometri tra foreste di pini, affioramenti rocciosi e riserve naturali.
➞ Cosa fare alle isole Aland? Kayak, bike e attività outdoor!
Isole Åland, la Green Key
Nelle Isole Åland la sostenibilità è un insieme di pratiche quotidiane che derivano da una condizione molto semplice: vivere su isole significa fare i conti con risorse limitate. Da qui nasce un approccio pragmatico, che nel tempo ha reso l’arcipelago uno dei territori più avanzati del Baltico in termini di gestione ambientale.
La certificazione internazionale Green Key è ampiamente diffusa nell’arcipelago, applicata a strutture ricettive, campeggi e ristoranti che rispettano standard rigorosi su risparmio energetico, gestione dei rifiuti e promozione di comportamenti sostenibili.
L’isola di Silverskär, nella parte settentrionale, è un esempio particolarmente virtuoso. Un piccolo complesso turistico ricavato da edifici storici restaurati con materiali locali, integrazione dell’energia solare, sistemi di trattamento delle acque che evitano lo scarico diretto in mare.

Anche la mobilità segue la stessa linea. I trasporti interni fanno sempre più uso di carburanti rinnovabili, le colonnine di ricarica per veicoli elettrici sono distribuite su gran parte delle isole e la rete di traghetti, ancora indispensabile, viene progressivamente aggiornata per migliorare l’efficienza e ridurre le emissioni.
➞ Perché andare alle isole Åland, paradiso naturale della Finlandia
Un arcipelago fondamentale per l’avifauna del Baltico
Un altro aspetto poco conosciuto delle Åland è la straordinaria concentrazione di avifauna. Dal punto di vista naturalistico l’arcipelago è uno dei nodi principali per la migrazione degli uccelli nel Nord Europa. Le sue riserve naturali ospitano migliaia di uccelli migratori e specie rare come l’aquila di mare, tornata a nidificare sulle rocce di granito affioranti dal Baltico dopo decenni di assenza, grazie a programmi di protezione.

Per gli appassionati di birdwatching, le riserve naturali dell’arcipelago sono tra i migliori siti del Nord Europa, senza infrastrutture invasive, consumo di acqua potabile e generazione di plastica. Il risultato è un turismo discreto, poco impattante e compatibile con l’ambiente insulare.
Per esperienza diretta posso garantirvi che non solo nelle Åland si dorme molto bene, in mezzo a un paesaggio idilliaco e tranquillo, ma si mangia con la stessa soddisfazione 😋! La cucina segue la tradizione scandinava con una forte impronta marittima, basata su pesce fresco, pane fatto in casa, frutti di bosco e sidro prodotto con mele locali.
5. Vilnius la capitale verde e barocca
Vilnius, capitale della Lituania, custodisce il centro storico barocco più grande e meglio conservato dell’Europa centro-orientale, riconosciuto dall’UNESCO. Oltre 1500 edifici raccontano il cosiddetto barocco di Vilnius, uno stile originale nato dall’incontro tra influenze italiane, anima slava e rigore nordico. Le facciate sono eleganti, le chiese sorprendentemente sfarzose, l’atmosfera quella di una città vitale, che guarda verso il futuro. Poi ci sono il quartiere degli artisti, la “repubblica indipendente” Užupis, con la sua Costituzione incisa nel marmo, la Torre Gedeminas, la Collina delle Tre Croci…
Accanto a questa esiste un’altra Vilnius, quella che guarda al futuro con una visione sostenuta da politiche ambientali.

Capitale verde europea
Nel 2023, alla cerimonia tenutasi a Tallinn, la Commissione Europea ha assegnato a Vilnius il titolo di European Green Capital 2025, riconoscendo il suo impegno verso la sostenibilità con un approccio concreto e realistico. Il motto scelto dalla città: “Vilnius – the greenest city in the making” è abbastanza eloquente. Non si parla della città più verde, ma della città più verde in divenire! Una differenza sottile ma sostanziale, che rivela una mentalità aperta al miglioramento continuo oltre che una un’onestà comunicativa rara in una destinazione turistica… Non per questo però è stata premiata, piuttosto la sue azioni tangibili:
- riduzione delle emissioni attraverso il rinnovamento delle infrastrutture di riscaldamento;
- aumento delle fonti di energia rinnovabile, con l’obiettivo di diventare climaticamente neutrale entro il 2030.


Perché Vilnius è (davvero) una meta green per il 2026
Per un viaggiatore attento alla sostenibilità, nel 2026 Vilnius offre diversi motivi per meritare il viaggio:
- È una destinazione “fuori dalle rotte più battute” rispetto alle capitali europee più sovraffollate. Meno turisti, più tranquillità e un’atmosfera autentica.
- La città ha rinnovato la sua flotta di trasporto pubblico con quasi 300 nuovi autobus e filobus più efficienti e sostenibili, e ha sviluppato oltre 140 chilometri di piste ciclabili con il servizio di bike-sharing Cyclocity.
Chi arriva da Varsavia, Riga o Tallinn può farlo direttamente in treno, evitando l’aereo. Una volta in città, ci si muove a piedi o in bici. Una volta arrivati, ci si muove facilmente a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. - Il contatto con la natura fa parte dell’esperienza quotidiana a Vilnius. Il 61% del territorio urbano è composto da spazi verdi, con il 95% dei residenti che vive a meno di 300 metri da un’area verde. Tra i salici sul Neris, le riserve naturali dentro i confini comunali e i boschi raggiungibili a piedi dal centro storico, è praticamente impossibile non imbattersi in un parco o un giardino pubblico!
A chi interessa il tema, il 2025-2026 è un biennio in cui Vilnius ospita conferenze e iniziative legate al clima e alla transizione ecologica.
Vilnius è una città sempre più verde. Il progetto Green Wave sta cambiando il volto dei quartieri residenziali con la collocazione di decine di migliaia di alberi, arbusti e piante rampicanti. Alle famiglie con neonati viene regalato un kit per piantare un albero, un modo semplice e concreto per legare nuove vite a un futuro più sostenibile.
Anche voi state indirizzando le vostre scelte verso mete di viaggio ecosostenibili?
Se vi piace il blog seguiteci anche su Facebook e Instagram!
E’ un gesto che non costa niente ma che per noi è molto importante 😊!