
Moovert è una realtà francese che sviluppa e promuove percorsi di turismo sostenibile, mettendo in rete strutture e operatori che valorizzano i territori attraverso esperienze autentiche e rispettose dell’ambiente. Più che una semplice piattaforma digitale, si tratta di un progetto culturale che punta a ripensare il modo di viaggiare, guidando sia i viaggiatori sia i professionisti verso un modello più consapevole e radicato nelle comunità locali.
In occasione del viaggio studio dedicato all’agriturismo toscano, ho incontrato a Firenze Pier Tognazzini, fondatore e CEO di Moovert, arrivato in regione per conoscere da vicino alcuni protagonisti dell’ospitalità rurale e approfondire le opportunità di collaborazione con enti e operatori del territorio. Ne è nata una conversazione ricca di spunti sul futuro del turismo, sull’importanza dell’autenticità e sulla possibilità di costruire nuovi ponti tra la Toscana e i viaggiatori internazionali in cerca di esperienze genuine.

Può spiegarci cos’è MooVert e in che modo questo progetto vuole ripensare il turismo, puntando sull’eco-sostenibilità e la valorizzazione dei territori?
MooVert è un marketplace, un sito internet,dove abbiamo raggruppato tutta l’offerta turistica francese autentica ed eco-responsabile. Ci teniamo a sottolineare entrambi gli aspetti: non ci riferiamo solo alla sostenibilità ambientale delle strutture, ma anche alla loro capacità di esprimere l’autenticità del territorio. Per noi “autenticità” significa che ogni partner MooVert si impegna a valorizzare il luogo in cui opera attraverso cultura, natura ed enogastronomia, suggerendo attività locali — come corsi di cucina o esperienze artigianali — e diventando un punto di connessione con la comunità.
Per garantire coerenza con questi valori, abbiamo sviluppato insieme a Clef Verte, il più riconosciuto label ambientale in Francia, un algoritmo basato su 68 criteri. Questo sistema ci permette di valutare la preparazione delle strutture e, se necessario, accompagnarle nel percorso di transizione ecologica e di valorizzazione territoriale. In base ai risultati, assegniamo da 3 a 5 “pigne”, il nostro simbolo, che indicano il livello di sostenibilità e aiutano il viaggiatore a orientarsi tra diverse proposte, da quelle più semplici a esperienze immersive come uno chalet nei boschi con toilette a secco.

MooVert si rivolge sia ai viaggiatori sia ai professionisti — agenzie, tour operator, operatori locali — riunendo realtà che condividono gli stessi valori di accoglienza, qualità e rispetto per l’ambiente.
Dopo l’esperienza positiva con la Regione Piemonte e il Consorzio Incoming Experience di Torino, la nostra prima collaborazione al di fuori della Francia, siamo arrivati in Toscana per esplorare nuove possibilità di sinergia e incontrare attori chiave del territorio: Toscana Turismo, Agriturismo in Toscana, la Regione e alcune eccellenze locali, dalle cantine Antinori e Ama nel Chianti ai frantoi Montebeni di Fiesole e alla Fattoria di Maiano.
Il progetto pilota in Piemonte è stato un successo. Nello specifico, quali insegnamenti avete tratto e come pensate di applicarli ora alla collaborazione con la Toscana?
Abbiamo imparato innanzitutto che è fondamentale disporre di una gamma di alloggi davvero ampia. Serve un volume importante di proposte, diversificate e non standardizzate, che vadano dal mare alla campagna, dagli Appennini alla Maremma: agriturismi, campeggi, capanne sugli alberi. La varietà dell’offerta è un elemento chiave.

Un secondo insegnamento riguarda l’importanza di collaborare con realtà che siano autentici protagonisti dello sviluppo dei territori, come abbiamo fatto in Francia. Chi sceglie MooVert lo fa perché cerca esperienze autentiche: non vuole sentirsi un semplice turista, ma vivere davvero i luoghi.
Ed è proprio per questo che sono certo che la Toscana abbia moltissimo da offrire. La sua ricchezza e la pluralità di proposte rappresentano una base ideale per replicare e ampliare il successo ottenuto in Piemonte.
L’agriturismo può essere una leva per riequilibrare i flussi e sostenere le aree rurali. E’ davvero possibile spostare i viaggiatori dalle destinazioni sovraffollate verso territori meno conosciuti senza snaturare l’esperienza?
È un’ottima domanda. Vorrei dividere la risposta in due parti. La prima riguarda la necessità di una collaborazione molto stretta tra tre mondi: quello imprenditoriale, che rappresento, quello istituzionale — regioni, enti di promozione turistica, organizzazioni territoriali — e infine il mondo associativo, dalle realtà culturali alle associazioni locali. Quando questi tre universi lavorano insieme, è possibile costruire proposte davvero efficaci.
La seconda parte della risposta riguarda la gradualità. Non si può pretendere che un turista alla sua prima visita in Toscana rinunci a visitare Firenze, a vedere il Duomo. Dobbiamo esserne consapevoli. Tuttavia, se riusciamo ad affiancare a queste tappe imprescindibili un’esperienza in campagna, come la visita a un produttore di olio con la possibilità di partecipare alla raccolta delle olive, allora sì: troviamo la chiave giusta. Ed è proprio ciò che abbiamo fatto altrove.

Le faccio un esempio dalla Provenza. Tutti vogliono vedere i campi di lavanda durante le poche settimane di fioritura, parliamo mediamente di 17-18 giorni, con un afflusso enorme di visitatori. Noi abbiamo creato un’offerta collegata a quel luogo, ma radicata nella vita locale: dopo aver visto i campi, il viaggiatore visita uno dei quattro apicoltori della zona, indossa la tuta, raccoglie il miele, assaggia la Pâtisserie française preparata da una signora che fa parte della famiglia dell’apicoltore e torna a casa con un prodotto che ha contribuito a creare. Sono sicuro che quando torna a casa si ricorderà dei campi di lavanda ma anche di queste esperienze veramente “local”.
Se desidera, può anche trascorrere una notte nella loro piccola struttura eco-responsabile.
Questo apicoltore, nello specifico, non avrebbe né il tempo né i mezzi per raggiungere clienti internazionali, tradurre un sito in quattordici lingue o dialogare con un tour operator estero: è qui che interveniamo noi, mettendo a disposizione un nuovo canale di distribuzione. Ed è proprio questo tipo di offerta che, ne sono convinto, risponde perfettamente alle aspettative di viaggiatori come può esserlo una coppia newyorchese che vuole vedere i campi di lavanda, certo, ma soprattutto vivere un autentico momento provenzale.
In che modo pensa che l’integrazione dell’offerta turistica toscana nelle vostre collezioni internazionali arricchirà i viaggatori francesi e internazionali?
I viaggiatori francesi amano profondamente ciò che l’Italia può offrire: siamo popoli “cugini”, uniti da una sensibilità comune per il cibo, il vino e le tradizioni. L’Italia, come la Francia, è un vero arcobaleno di culture e saperi, e il successo ottenuto in Piemonte dimostra quanto il pubblico francese apprezzi queste diversità. Inoltre, i francesi si sentono più sicuri quando utilizzano una piattaforma francese: sono orgogliosi di affidarsi a un servizio con sedi a Parigi e a Opio sulle Alpi Marittime, e questo per loro rappresenta un valore aggiunto.

Per quanto riguarda il mercato internazionale, osserviamo lo stesso interesse. Penso, ad esempio, ai tour operator giapponesi con cui collaboriamo: i loro clienti, quando affrontano un lungo viaggio in Europa, non desiderano visitare solo la Francia, ma combinare più destinazioni. Avere la possibilità di trovare, in un unico sito e con un solo interlocutore, proposte integrate su diversi territori è estremamente conveniente sia per i professionisti del settore sia per i viaggiatori. Per questo sono molto ottimista: l’integrazione della Toscana renderà l’esperienza ancora più ricca e accessibile.
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